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Un po' di storia...
Dopo la legge per il suffragio universale del 1912 il popolo povero conquistò molte libertà, tra le quali ballare il tango in pubblico. Questo ballo conquistò subito le classi più agiate che proposero serate e incontri di ballo. Negli anni successivi il tango approdò a New York e in seguito in Europa dove furono istituiti dei tango caffé e tango tea room.
Purtroppo, anche se ebbe subito successo, il tango trovò negli ostacoli, soprattutto nei primi decenni del secolo scorso. La sensualità e l’audacia che questo ballo mette in luce nei suoi ballerini è stato considerato oltraggioso dal punto di vista della Chiesa (non solo quella cristiana, ma anche da quella protestante), dal Re Wilhem II e da alcuni teologi.
Si riteneva un ballo non adatto ai militari, si credeva che fosse una danza che andava contro la pubblica decenza.
Ma la popolarità del tango non si fermò: Rodolfo Valentino ne I quattro cavalieri dell’apocalisse ne interpretò una versione melodrammatica che negli anni ’30 contribuì alla diffusione del tango tramite il cinema; Gardel, spopolò con le sue canzoni e composizioni. Egli è considerato il primo vero interprete del tango. Nel 1930 dovette scappare dall’Argentina e andare a Parigi, in quanto questo genere artistico fu proibito dal nuovo ordine politico e a Parigi compose ancora, continuando a proporre questo genere musicale.
Tra gli altri esponenti di questo genere ricordo Astor Piazzola, con il suo tango più celebre Libertango, utilizzato come colonna sonora di molti spot televisivi, come accompagnamento per il ballo e nel cinema.
Con la crisi economica degli anni ’30 e con il colpo di stato di Uriburu, il tango ebbe un momento di decadenza, in quanto vennero sancite leggi contro la prostituzione e la chiusura di quasi tutti i locali notturni della città. Ma si riprese negli anni ’40 grazie a una rinascita dell’economia, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Infatti l’Argentina era uno dei Paesi dai quali si ricavava materia prima per i rifornimenti ai soldati, quindi l’economia era cresciuta molto rapidamente, e anche alcuni bordelli vennero
riaperti e il fervore della capitale si fece risentire.
Era soprattutto una moda parigina quella del tango, e proprio da lì nacque il mito dell’artista che sogna di emigrare in Argentina, e viceversa per gli artisti argentini innamorati della capitale francese. L’influenza del francese si sente anche nelle canzoni: i testi riprendono parole francesi, i soprannomi delle donne sono nomi francesi. Da Parigi le mode fanno il giro del mondo, e presto anche nelle case della borghesia argentina arriva il tango.