Menu principale:
Un po' di storia...
Il tango è un genere di musica, di danza e di poesia che nacque nella prima metà dell’‘800 nei sobborghi di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Qui vivevano gli emigrati italiani, francesi, ebrei, ungheresi e slavi, che, dopo due generazioni, avevano coniato una sorta di dialetto, il “Lunfardo”, detto “lingua degli emarginati” (influenzata soprattutto dai dialetti italiani e dal francese). Essi si servivano di questo per cantare la loro vita, la miseria, le storie d’amore, la loro situazione di povertà, di tristezza, ma anche di gioia e di speranza di rientrare nella lontana patria. In ogni momento della propria vita, l’uomo ha bisogno di cantare per far uscire i propri sentimenti, di qualsiasi tipo essi siano, e spesso questi canti sono accompagnati da balli. Così a Buenos Aires nacque il tango.
Si pensa che il termine “tango” derivi da una parola onomatopeica africana, tan-go, che riproduce il suono delle percussioni, quando vengono suonate. Però esiste anche un’altra origine attribuita al termine tango che sta proprio nella lingua del lunfardo, ovvero: molto spesso i prigionieri nelle carceri, per non far capire alle guardie di cosa stessero parlando, inventarono una lingua scambiando l’ordine delle sillabe all’interno della parola. Da gotàn si avrà tango e questo modo di parlare in codice era chiamato verse, dalla parola revés, ”al contrario”.
Nel tango, gli afroamericani hanno portato il ritmo tradizionale africano, il Candombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores (termine che deriva da payada, ovvero improvvisazione) e la loro musica, la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano come ritmo per cantare le loro canzoni a suono di chitarra e con le quali trasmettevano le notizie nelle città. L’Habanera, musica tipica cubana, si mescolò con gli altri elementi per creare un mix originale di musica, ballo e canto. Si pensa addirittura che l’Habanera derivi da una danza inglese, diffusasi poi in Francia e in Spagna e in seguito portata dai conquistatori nel Nuovo Mondo, poi diffuso proprio da loro in Argentina.
Il termine “tango” cominciò a diffondersi negli anni ’20 dell’’800, e si riferiva ad un tipo di percussione importata dagli afroamericani, e queste melodie venivano suonate con il pianoforte, il flauto e la chitarra. Mescolando i vari generi musicali provenienti da diverse zone dell’Europa e dell’Africa, si creò uno sviluppo della milonga, il genere primordiale del tango. Solo sessanta anni dopo nacque il tango come genere di danza e prese il nome dalla musica dalla quale era accompagnata.
Nei primi decenni le canzoni del tango descrivevano la vita all’interno dei bordelli, dei bassifondi e delle strade di periferia, ovvero i luoghi in cui si stava sviluppando. In seguito, con l’arrivo degli immigrati (soprattutto negli anni ’10 del ‘900) i temi vertevano sulla descrizione di attimi di gioia momentanea, il passato triste e la speranza in un futuro migliore. Queste sensazioni sono date soprattutto dal ritmo sincopato e allegro della milonga. Il termine milonga venne usato in questi decenni per indicare le riunioni, i ritrovamenti (milonguear) delle persone nei sobborghi di Buenos Aires, nei quali si cimentavano a creare nuovi passi, nuove canzoni, nuove musiche. Essi però non possono essere accostati ai payadores, perché questi ultimi improvvisavano le canzoni: possiamo dire che la milonga è nata di conseguenza nelle città rioplatensi sulla base della tradizione dei payadores.
A partire dalle milonghe si cominciano a raccogliere i ritornelli più cantati, i testi più originali, in genere filastrocche, e le musiche adatte ai testi e finalmente nascono delle vere e proprie canzoni, molto simili a quelle nostre contemporanee.
Questa musica era suonata nei locali più squallidi della capitale argentina, nei luoghi frequentati dalla malavita, nelle periferie, tra la città e la campagna (Borges diceva che non si può sapere con precisione in quale città sia nato il tango, ma si sa in quale via: quella delle prostitute). Le persone più povere nelle loro case utilizzavano uno strumento di origine tedesca, il bandoneón, strumento simile alla fisarmonica, che insieme alla chitarra sono diventati i simboli del tango argentino. Una leggenda racconta che questo strumento arrivò in Argentina per la prima volta nel 1868. Una nave svedese sbarcò al porto di Buenos Aires e uno dei marinai barattò un bandoneòn con una bottiglia di liquore.
Con gli anni il tango divenne l’inno dei lavoratori, degli uomini che vivevano la vita per inerzia, impotenti e questo era espresso dai toni bassi, mentre i testi riportavano le emozioni di questi emarginati. I parolieri delle canzoni più famose, descrivono le sensazioni delle classi sociali basse: questa gente aveva paura di deludere le aspettative della famiglia, della loro classe sociale e degli amici, quindi il tango può essere considerato una metafora della vita stessa, lo specchio elle anime della gente. Uno di tanghi più famosi è sicuramente la Cumparsita (1916) di Gerardo Matos Rodríguez, che descrive una processione stradale, tipica del carnevale. Un altro tango tra i più conosciuti è il Choclo di Ángel Villoldo, del 1925. Il Cominito (1926) di Filiberto è dedicato al quartiere di Buonos Aires La Boca, dove si trova il porto della città e da dove sbarcavano, molti emigrati nello scorso secolo. Queste canzoni hanno un tema comune: l’abbandono dell’uomo da parte di una donna e la speranza che questa torni a casa.
Uno dei più grandi scrittori sudamericani, Discepolo, compose molti testi per questo genere (soprattutto in collaborazione con Gardel, il primo e forse il più grande compositore contemporaneo di tango) e lo definiva “un pensiero triste espresso in forma di danza”.
Mentre Lev Tolstoj vedeva il tango come l’inno dell’anti-capitalismo, in quanto sprigiona le emozioni represse dalle classi meno abbienti.
Come ho detto in precedenza, questo genere di musica e ballo si suonava nei bar più miseri delle capitali sudamericane, spesso accompagnati dall’alcol e belle donne. Il tango, come può sembrare strano al giorno d’oggi è un ballo maschile. Inizialmente era ballato da soli uomini ed era un modo per esercitarsi in mosse mascoline, da “macho”, per sedurre le donne e per scambiarsi i segreti dei metodi di seduzione. Anche lo stesso Jorge Luis Borges ricorda che quando era bambino il tango era ballato da soli uomini.