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Tango e salute
Si pensi a come la profondità del respiro abbia delle ricadute sull'intensità delle sensazioni e a come nel soggetto nevrotico, e in chi soffre d'ansia, il respiro sia parzialmente bloccato. Il nevrotico respira solo nella pare alta dell'addome, sopra il diaframma e anche se può sembrare una respirazione profonda, di fatto è un'onda interrotta che non riesce a coinvolgere tutto il corpo.
Nel tango argentino, invece il respiro deve essere molto profondo per permettere il mantenimento dell'equilibrio a partire dal proprio centro: il respiro del tango deve partire dal diaframma ed estendersi fluidamente alla zona inferiore dell'addome, verso il pavimento pelvico. Il respiro, quanto più è profondo, tanto più permette un buon mantenimento dell'equilibrio, con conseguente scaricamento del peso a terra attraverso un corretto grounding. Per ballare il tango, dunque, il soggetto deve saper utilizzare il respiro diaframmatico quale suo strumento primario per ballare, soprattutto se vuole mantenersi in asse durante l'esecuzione di figure sempre più "sbilanciate".
Il tango argentino come indicazione terapeutica è utile per chi è affetto da patologie che coinvolgono la funzione del respiro in modo primario e per tutta l'area dei disturbi di natura nevrotica e nei disturbi d'ansia, in cui il soggetto è perennemente "affamato d'aria".
da "Riza Scienze"
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