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Tango e salute
Un organismo percepisce il proprio corpo solo attraverso il movimento: senza movimento non esistono le sensazioni.
Un disturbo emozionale consiste nell’incapacità di muoversi verso le persone e verso il mondo, da come si muove una persona si possono intuire i conflitti che sta vivendo a livello profondo.
In linea generale, un movimento può essere spontaneo o controllato. Nel primo caso, si può dire che la persona abbia un buon indice di vitalità, essendo la spontaneità una funzione dell’espressione del Sé; nel secondo caso, se il movimento risulta rigido, abbiamo l’espletamento di una forte funzione di controllo da parte dell’Io. Da questo si deduce come il disturbo possa manifestarsi come un eccesso o un difetto sia nella spontaneità sia nel controllo. Il soggetto con disturbi si muove o compulsivamente o impulsivamente, e questo implica a monte delle sofferenze emotive di tipo diverso.
Nel movimento compulsivo c’è un controllo finalizzato alla repressione delle emozioni, a prezzo di una contrattura che coinvolge il corpo nel suo complesso e che dà origine a un certo grado di rigidità. Questa postura è tipica del soggetto nevrotico e di chi soffre di certi disturbi della personalità, da quello narcisistico a quello paranoide.
Nel movimento impulsivo è presente iperattività, passaggio all’atto per non entrare in contatto con l’emozione, irritabilità per sfuggire alla tristezza. La difesa si esplica con contratture che tendono a isolare e parcellizzare l’emozione e il conflitto.
Indubbiamente , soprattutto in questo secondo caso, la terapia inizia attraverso l’acquisizione di una corretta respirazione, in modo da aumentare la carica energetica disponibile per il movimento e così da creare onde respiratorie che si trasformano in movimenti di pulsazione del corpo. La respirazione potenzia il sentire, base dell’autoconsapevolezza e della propria immaginazione corporea, e rende il sogetto meno timoroso, meno sospettoso e più “morbido”. Le tensioni si sciolgono, le contratture si allentano e così anche il dolore che affligge la muscolatura troppo a lungo costretta all’interno di una corazza di autocontrollo.
In questa chiave, potrebbe rivelarsi terapeutico il tango per la sua possibilità infinita di creare figure, posizioni, appoggi, passi che danno al soggetto la possibilità di assumere posture che lo rendono finalmente consapevole delle proprie tensioni: una volta percepite, daranno alla persona di inventare nuove forme di coordinazione. Si tratta, infatti, di uno dei balli che maggiormente si basa sull’improvvisazione all’interno della coppia; quindi la percezione della tensione, o addirittura del dolore, e il lavoro su di essi, avviene secondo tempo e modalità naturali per la coppia stessa, senza forzature.
Un giovamento più rapido può essere riportato dal soggetto “compulsivo”, in quanto praticando il tango diviene più facilmente consapevole della propria rigidità, pur soffrendone molto. In questi casi può essere utile danzare a occhi chiusi, o sperimentarsi in una serie di esercizi preliminari al tango vero e proprio, in cui reciprocamente i membri della coppia imparano a seguire la guida dell’altro, ad esempio in base al movimento del petto.
Il soggetto “impulsivo”, meno consapevole, tenderà invece a scaricare la tensione emotiva che il tango sollecita imparando ad ascoltare e a “sentire” la persona con cui sta ballando, evitando di prendere iniziative individuali e indipendenti dall’abbraccio dell’altro. Il tango si rivela terapeutico in quanto si concretizza in una forma di educazione all’ascolto e alla tolleranza della frustrazione che può conseguire dal fatto di sentirsi “comandati”, con il forte ausilio di un lavoro sul respiro.
da "Riza Scienze"
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