Tango Argentino a Milano


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Il Lunfardo

Un po' di storia...

Il Lunfardo è la lingua degli immigrati, dei poveri e dei carcerati, che arrivavano dall’Europa e dall’Africa. Esso nasce del processo di mescolamento che ha visto lingue di derivazione africana, slava e latina fondersi in un'unica lingua che poi verrà chiamata lunfardo, che significa malvivente. Infatti, a causa delle grandi immigrazioni cresceva la città, la popolazione, la povertà, e di conseguenza anche la delinquenza. E proprio gli
immigrati venivano considerati delinquenti, perché appartenevano alla parte marginale della società argentina.
Nel lunfardo troviamo soprattutto parole ancora comprensibili da noi italiani, proprio perché la maggior parte degli immigrati in Argentina era di origine italiana, addirittura del 49% nel 1914. Inoltre gli immigrati erano per la maggior parte parlanti di lingua neolatina (francese, spagnolo portoghese e italiana) ed è stato più facile creare dei termini nuovi che potessero essere ben compresi da tutti, o almeno dalla maggior parte della
popolazione emigrante.
Oltre a questo fenomeno linguistico, anche gli altri aspetti culturali si sono mescolati a quelli già esistenti in Argentina: l’origine della maggior parte degli emigrati era di religione cristiana cattolica, aveva usi e costumi molto simili e quindi la cultura europea che già si era radicata nei secoli precedenti, adesso vedrà delle sfumature più originali e moderne, ma non del tutto differenti. La popolazione verrà, dunque, assimilata con rapidità e la “cultura vecchia” servirà da ponte tra gli abitanti del posto e la novità che portano
gli emigrati.
Questa nuova lingua verrà utilizzata nelle commedie teatrali e nel tango, in particolare, diffondendo così molti italianismi che non saranno difficili nell’apprendimento per l’argentino, proprio per l’affinità della lingua spagnola a quella italiana. Nelle varie commedie, soprattutto comiche, veniva usata questa lingua perché aveva delle espressioni molto “colorite” e quindi, potrebbe sembrare che con il lunfardo non si potesse
parlare di qualcosa di serio, ma solo di temi comici. È comunque, per gli argentini, la lingua dei bassifondi e dei delinquenti.
Esiste un dizionario, consultabile
on-line, in cui ci sono tutte le espressioni e le parole di questo slang argentino. Ovviamente questo idioma non ha regole fisse, è molto dinamico in quanto chi lo parlava portava sempre delle novità che si espansero velocemente. Come citato nel primo paragrafo, le sillabe delle parole venivano scambiate all’interno della parola stessa, così era incomprensibile per una persona che non si serviva di questo codice linguistico. In questo modo gotán è diventato tango, cabeza diventa zabeca, e via discorrendo.
Con il tempo si passò da linguaggio della malavita a linguaggio esteso a tutte le classi della società.
Nel tango ci sono molti italianismi, come lo stesso titolo della
Cumparsita significa comparsa, infatti c’è l’idea della marcia, della comparsa di qualcuno.
Un altro esempio lo troviamo in
Yira yira di Discepolo si trova la parola manyés, per mangiare. I termini cominciano a cambiare sia nella pronuncia che nella scrittura e tra le
regole più evidenti cito:
La perdita delle
s finali, come vogliono i dialetti del nord Italia;
La perdita delle doppie dallo spagnolo, “yi” diventano “gi”, le “cci” italiane diventano “ch”;
Nelle parole che iniziano per vocale + consonante si aggiunge la
s come prefisso.(per esempio: “escochar”, significa scocciare).
Si nota dunque l’influenza nello spagnolo dell’America Latina dal momento che sentiamo una persona di nazionalità sudamericana parlare: questi tratti della pronuncia si rivelano ancora oggi caratteristici nello spagnolo delle popolazioni che vivono in questi Paesi.


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